Museo d’arte contemporanea Folligeniali

Museo Folligeniali

INFO

info@folligeniali.com • www.folligeniali.com

Informazioni generali  – Via Marescalca, 2 – 26900 Lodi (LO)
Tel. 0371 32 841 Fax 0371 43 81 45

Orari – Tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.00. Se il museo dovesse risultare chiuso, citofonare alla Onlus “La Bergognone” (Viale Pavia 49 – a 30 metri dal Museo).

Prezzi – Ingresso gratuito.

Visite guidate – Su prenotazione.


Cenni storici

Nel 1975 alcune persone, desiderose di sperimentare la propria creatività ma prive di strumenti, scoprirono che un giovane artista lodigiano, Angelo Frosio, metteva la sua casa, il suo tempo e il suo talento a disposizione di chiunque avesse voluto approfittarne.
Fu così che, grazie al passaparola ed all’iniziativa di un artista, nacque, in una cantina, la scuola d’arte Bergognone. Dopo pochi anni gli allievi di Frosio erano diventati così numerosi da costringere il giovane artista a chiedere al Comune uno spazio idoneo al numero di richieste. Gli furono concessi il patrocinio e i locali di un vecchio edificio, l’ex asilo Boggiali, fatiscente ma con una bella architettura Art Decò, ideale per lo spirito artistico degli allievi. Da essi la nuova sede fu prontamente ribattezzata a colpi di colore e di pennelli: e proprio qui agli inizi degli anni Novanta nacque il Museo Folligeniali, che ben presto si riempì delle opere degli allievi della Scuola. Nel 2009 l’edificio che ospita il Museo è stato interamente ristrutturato.

Criteri espositivi

Guardando il museo Folligeniali non si può non restare colpiti dal lavoro di restauro che è stato operato sul vecchio asilo: ora, agli occhi di chi osserva, si presenta un edificio liberty totalmente rinnovato in pieno rispetto del vecchio stile, ma con le colonne e i fregi in particolare risalto, riportati alla luce e a nuova vita.
All’entrata vi è un ponticello che solca una piscina, nella quale sono stati collocati dei sassi di diverse dimensioni provenienti da tutto il mondo, posti in modo da formare una chiocciola, simbolo della Scuola d’Arte Bergognone. Entrando vi è un lungo corridoio che mostra alcune opere degli artisti allievi della Scuola.
Essi hanno fatto proprio il motto che Frosio ha con tanta dedizione trasmesso negli anni: L’arte è… amare. È questo il filone che unisce le opere esposte degli allievi più talentuosi innamorati del metodo del maestro. Queste opere sono costantemente illuminate dalla luce esterna proveniente dalle vetrate di cui è composta tutta la parete destra del corridoio. Vi è inoltre la Stanza dei Maestri in cui sono conservate le opere dei grandi maestri e amici di Angelo Frosio, da Enea Ferrari a Ugo Stringa, da Hsiao Chin a Maiocchi e a Pollini, da Agnetti a Piero Manzoni. Ma nel Museo non ci sono solo quadri: al centro di un’altra grande sala vi è una statua di grandi dimensioni che simboleggia un unicorno accompagnato da un pianoforte, in cui lo spettatore può entrare per diventare una cosa sola con l’opera.
Al termine del corridoio vi è un grande crocifisso, formato da 64 croci di diverse forme e materiali, prodotte dagli allievi della Scuola e da artisti-artigiani di tutto il mondo. In un’altra sala più piccola chiusa da una scala sovrastante è conservato un grande Mondo di spine, a interpretare l’universalità del dolore.
Il Museo rappresenta la sintesi della missione che la Scuola Bergognone ha portato avanti negli anni e che si concretizza nelle opere d’arte esposte. L’arte è di tutti, in ogni persona c’è arte, ovvero l’arte esiste perché tu esisti. Per tale motivo le opere realizzate dalla Scuola non sono caratterizzate da un unico stile, non sono fatte sullo stampo del maestro: ci sono tanti stili quante sono le persone, quanti i percorsi creativi resi possibili dalle giuste circostanze messe in atto qui.
L’arte è il fare, il trasformare la materia, il ridare dignità alle cose comuni, magari consunte e logore. Il lavoro dell’uomo null’altro è in fondo se non l’abilità di aggiungere valore alle cose. E quel valore ha un’unicità legata non tanto alla cosa in sé, quanto a colui che l’ha saputa manipolare, legge- re, capire, interpretare, a colui che ha saputo andare al di là dell’apparenza e trarre il nuovo dal vecchio, l’armonioso dall’informe, l’originale dall’ovvio, il bello dall’insignificante. E per fare questo occorre una scuola, prima di tutto di vita, capace di forgiare persone autentiche.