Museo Civico – Lodi

Museo Civico di Lodi, Lodi. Copyright Comune di Lodi. Tutti i diritti di legge riservati

Museo Civico di Lodi, Lodi. Copyright Comune di Lodi. Tutti i diritti di legge riservati

 

INFO

cecilia.cametti@comune.lodi.it •museocivico@comune.lodi.it • www.comune.lodi.it

Informazioni generali –  Corso Umberto, 63 – 26900 Lodi (LO) Tel. 0371 409 381/430

Orari – Il museo è temporaneamente chiuso e in attesa di riallestimento. Al momento non è possibile prevedere la data di riapertura.

Prezzi – Ingresso gratuito.


Cenni storici – itinerario di visita

Il Museo Civico di Lodi fu costituito nel 1868 con lo scopo di raccogliere e conservare i reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Lodi Vecchio e i dipinti di scuola lodigiana provenienti dalle chiese o dalle raccolte cittadine. Inizialmente la collezione ebbe carattere assai composito (sezione archeologica, pittura di scuola locale lodigiana, miniatura, iconografia storica, raccolta d’armi antiche e moderne, sezione etnografica, numismatica, incisioni e stampe, gessi, ceramica), nel 1914 si arrivò all’apertura della sezione risorgimentale del Museo e nel 1934 all’importante donazione di ceramiche di Antonio Dossena. In seguito alla revisione del 1954, il nuovo museo venne ad articolarsi in una Pinacoteca (con annessa sezione di scultura e miniatura) e nelle sezioni archeologica, ceramica e risorgimentale. È noto che nel corso della prima metà del Cinquecento a Lodi tennero il campo i membri della celebre bottega autoctona della famiglia dei Piazza. Dei fratelli Martino e Albertino il Museo conserva una predella con Mosè e profeti e il ciclo di affreschi con Storie di Sant’Antonio abate e di San Paolo eremita. Di Callisto, gloria locale e personaggio di punta del manierismo bresciano, lodigiano e milanese, si possono annoverare, oltre al Polittico dell’Adorazione dei Magi proveniente dalla Cattedrale di Lodi e alle parti superstiti di due opere commissionate dai membri della locale Scuola di San Paolo (Annunciazione e Crocifissione), il ritratto di Ludovico Vistarini (1530 ca.) e la Pala Leccami. Il nucleo di opere del Seicento-Settecento vanta autori assolutamente non trascurabili: Camillo Procaccini, Carlo Francesco Nuvolone, Flaminio Torri.
Ben rappresentata è anche la pittura storica e di genere. Sono notevoli, in particolare: due tele con scene di battaglia di Francesco Monti e alcune nature morte di Giorgio Duranti. L’Ottocento e il primo Novecento vedono a Lodi l’affermarsi di artisti formatisi nelle vicine accademie di Bergamo e Milano, sotto l’insegnamento di prestigiosi maestri quali il Diotti, l’Hayez, il Bertini e il Tallone. La collezione delle ceramiche è costituita da reperti di scavo pertinenti ai secoli XV-XVII, appartenenti a fabbriche lodigiane, pavesi e ad altri centri del nord d’Italia, e documenta in maniera esauriente l’evolversi di questa tecnica artistica dal ‘700 al ‘900, con i più significativi esemplari di ceramiche lodigiane prodotte in quegli anni. Le principali scuole di ceramica fiorite a Lodi appartengono ad Antonio Maria Coppellotti, Giorgio Giacinto Rossetti, Simpliciano e Giacinto Ferretti e ai Dossena. Fondatore della fabbrica Coppellotti fu Giovanni (1641) attivo fino al 1687; a lui successe Antonio Maria, ricordato nel 1712. Nei caratteri della loro maiolica sin dai primi del ‘700 si ritrova il monocromo turchino, il decoro all’italiana con motivi di rovine e fiori, quello alla francese, il ricorso alla cineseria ed infine la cottura a gran fuoco; verso il 1735-40 fu introdotta nella produzione la policromia. La produzione ottocentesca è dominata dalla fabbrica dei Dossena, che si caratterizza per gli smalti lucentissimi e indelebili e per un decoro eclettico e vario, spaziando dai piatti alle statuette, dai servizi da tavola alle giardiniere. Il materiale archeologico è pertinente a nuclei collezionistici ottocenteschi, a reperti provenienti dal territorio, rinvenuti nel corso dell’800 e quelli frutto di più recenti rinvenimenti. Si segnalano le epigrafi della collezione Pontano, che andò a costituire il primo nucleo della raccolta. Reperti dell’età del bronzo, per lo più di provenienza emiliana, in parte pertinenti alla collezione di Luigi Pigorini, in parte dono dello stesso Pigorini e di P. Strobel. Quattro corredi di tombe romane a cremazione rinvenuti nell’800 in località Cassinetta di Tavazzano, il corredo della tomba longobarda da Dovera, reperti magnogreci ed etruschi; questi ultimi parte della collezione Ancona-Martani, parte della collezione Perla. Al presente, il Museo, che svolge il suo compito di conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio anche nei confronti di opere collocate in deposito esterno in chiese e uffici pubblici, è chiuso in attesa della disponibilità della nuova sede.