Musei del castello morando Bolognini – Sant’Angelo Lodigiano

SANT'ANGELO CASTELLO 01

INFO

info@castellobolognini.it | www.castellobolognini.it

Informazioni generali – Fondazione Morando Bolognini Piazza Bolognini, 2 26866 Sant’Angelo Lodigiano (LO) Tel. 0371 21 11 40/41
Fax 0371 21 03 37

Orari e prezzi – Per informazioni relative agli orari di apertura e al biglietto d’ingresso, consultare il sito internet.

MUSEO MORANDO BOLOGNINI

Cenni storici

Il Museo ricorda e rappresenta la storia della Famiglia Bolognini e del Castello di Sant’Angelo Lodigiano. I mobili, i quadri e gli oggetti esposti testimoniano la grande passione della famiglia Bolognini per il collezionismo iniziato alla fine del ‘600. Dell’importante collezione originaria, già una prima parte era stata donata, nel 1865, al Comune di Milano per costituire il nucleo primitivo delle “Raccolte civiche
d’Arte del Castello Sforzesco”. Nel 1933, con l’istituzione della Fondazione Morando Bolognini, i mobili e gli arredi presenti nel Castello costituirono il “Museo Morando Bolognini” in Sant’Angelo Lodigiano. Successivamente, nel 1945, la restante parte della raccolta d’arte, unitamente al palazzo dei Morando Bolognini in via Sant’Andrea a Milano, è stata donata al Comune di Milano, ove è attualmente esposta quale “Museo di Milano”.

Itinerario di visita

Realizzato nei primi decenni del 1900, il Museo apre al pubblico 24 saloni riccamente arredati secondo lo stile di “Casa-Museo”, offrendo ai visitatori la possibilità di rivivere antiche e suggestive atmosfere. Si possono ammirare mobili, quadri e vasellame nel periodo compreso tra il ‘700 e il ‘900, oltre a lavori artigianali in ferro battuto. Di particolare interesse, la Biblioteca, che ospita circa 2000 volumi e un’interessantissima armeria, costituita da circa 500 pezzi di varie epoche e provenienze. Degne di nota anche la Sala del trono, la Sala degli Antenati, la Cappella, la Sala degli Specchi e le Sale da Pranzo. Al Museo si accede dall’atrio dell’Ala di Levante che introduce le sale di rappresentanza del Castello, caratterizzate da alti soffitti a volta, decori alle pareti e arredamento austero. Nell’ordine, si visitano: la Sala di ricevimento, un tempo destinata agli ospiti del Castello, la Sala del Trono dove un’intera parete raffigura l’albero genealogico del casato, la Sala degli Antenati con i ritratti della famiglia Bolognini, la Biblioteca, la Sala del Polittico, la Cappella privata, la Sala della tessitura e la Cucina. Questi due ultimi ambienti sono stati allestiti recentemente, appositamente ricostruiti sulla base delle abitudini, dei gusti e delle tendenze di quell’epoca. La visita prosegue con la stanza Ottagonale dalla quale si accede all’Ala di Ponente del Museo, dove gli ambienti presentano soffitti in gran parte ammezzati e un arredamento consono alla vita quotidiana. Il percorso espositivo si snoda tra sale, salette da pranzo e camere da letto e si conclude con la visita alla Sala d’armi, una delle più rappresentative del Castello, allestita agli inizi del ‘900 dal Conte Morando Bolognini e mantenuta sino ad oggi praticamente intatta nella sua impostazione originaria. Riunisce armi da taglio, armi in asta, armature e armi da fuoco.

MUSEO LOMBARDO DI STORIA DELL’AGRICOLTURA

Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura

Cenni storici

La sua costituzione è stata proposta in occasione del centenario (1971) della Facoltà di Agraria di Milano e così venne promosso da studiosi delle quattro università milanesi (tuttora membri del direttivo) e inizialmente (1979) realizzato dal prof. Giuseppe Frediani, con l’assistenza di un museologo dell’AIMA-UNESCO, che poi lo completò. Con la collaborazione del Centro di Museologia Territoriale, sta articolandosi in ecomuseo, abbracciando così dieci cascine storiche e una quindicina di edifici monumentali insistenti sul territorio che si estende da Sant’Angelo Lodigiano a San Colombano al Lambro. È riconosciuto dalla Regione Lombardia come “Ente di ricerca e divulgazione per la bonifica dell’ambiente sotto il profilo dell’aria e del clima”.

Criteri espositivi – Itinerario di visita

Obiettivo del museo è quello di rendere consapevoli i visitatori del significato profondo dell’agricoltura come evoluzione millenaria della simbiosi dell’uomo con l’ambiente. Impostato secondo principi etno- storico-archeologici, le molteplici sezioni sono scandite secondo la periodizzazione basata sulla sequenza delle rivoluzioni tecnologico- agrarie che hanno caratterizzato la storia dell’agricoltura, focalizzando il contributo delle civiltà extra-europee alla nostra agricoltura. Viene così innanzitutto illustrata la nascita dell’agricoltura nel Vicino Oriente, dopo l’ultima glaciazione (10.000 circa a.C.), attraverso la prima rivoluzione tecnologica, quella del fuoco. Segue una successione di documentazioni tratte dalle incisioni rupestri preistoriche di Valcamonica (Brescia), lungo un arco di almeno 40 secoli, con riferimenti alla seconda rivoluzione, quella dell’orticoltura, poi alla terza rivoluzione: quella dell’introduzione dell’aratro e del carro, e della loro evoluzione preistorica in Valcamonica. Una successiva sezione è dedicata all’agricoltura presso gli Etruschi e i Romani. È agli Etruschi che si deve la diffusione della quarta rivoluzione, quella del ferro, il cui impiego potenziò l’efficacia degli strumenti già in uso e permise l’introduzione delle falci per la foraggicoltura. La quinta rivoluzione, quella del perfezionamento dell’aratro mediante la sua trasformazione da simmetrico ad asimmetrico, e della sua dotazione di un carrello (o di un trampolo a ruota) e di un coltro, è evidenziata nella sezione dedicata all’evoluzione dell’aratro. Segue il settore del risorgere dell’agricoltura durante il Medioevo (illustrato con la riproduzione delle splendide miniature quattrocentesche del De Predis, che descrivono le attività agricole nelle loro scadenze mensili), il Rinascimento e la catastazione di Maria Teresa in età moderna. in fase di realizzazione. Un particolare rilievo è dato anche alla sesta rivoluzione, quella conseguente all’introduzione delle piante dal Nuovo Mondo (patate, mais ecc.). L’ultima sezione è dedicata alle grandi opere di bonifica ed alle strutture irrigue lodigiane, con particolare riguardo al Comprensorio della Muzza. Inoltre, nel padiglione “Emilio Morandi” e nel cortile, si possono vedere macchine agricole della prima industrializzazione dell’agricoltura (settima rivoluzione tecnologica): trattori, trebbiatrici e numerose altre. Nel settore dedicato all’agricoltura tradizionale, un ampio rilievo è dato alle grandi cascine della Bassa Padana, illustrando i cicli della praticoltura, dei cereali (frumento, mais, riso), la stalla, il caseificio, nonché le botteghe del falegname-carraio, fabbro-maniscalco, sellaio. In due stanze sono ricostruiti i poveri ambienti domestici dei salariati agricoli: la cucina e la camera da letto.

MUSEO DEL PANE

Museo del Pane

Cenni storici

Il Museo del Pane è nato nel 1983 per volontà della Fondazione Morando Bolognini, Ente proprietario del Castello grazie al contributo della Regione Lombardia, l’apporto tecnico ed organizzativo dell’Associazione Nazionale dei Panificatori, del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura di Sant’Angelo Lodigiano e di numerose privati che hanno donato materiale, attrezzature e memorie sul pane.


Criteri espositivi – itinerario di visita

Il Museo del Pane è allestito al primo piano del Castello Visconteo Morando Bolognini e vi si accede dallo scalone situato nell’atrio dell’Ala di Levante. È allestito in cinque sale: nella prima sono presentati i cereali, materia prima per i diversi “pani” del mondo; nella seconda sala sono illustrate, con impostazione prevalentemente didattica, le varie fasi del ciclo “Grano-Farina- Pane”, ovvero le modalità per coltivare il grano, per raccoglierlo, per macinarlo, per fare il pane. Di particolare interesse è il “trebbiatoio Bolognini” realizzato nel 1854 dal conte Gian Giacomo Attendolo Bolognini, esempio di prima modernizzazione per la trebbiatura del grano. La terza sala è quella più rappresentativa; raccoglie oltre 500 forme di pani (pani veri) delle regioni italiane e di molti paesi stranieri europei ed extraeuropei. Si tratta di una sezione recuperata dall’ex Museo Internazionale del Pane creato a Roma negli anni ‘30 dal Prof. Nazareno Strampelli, in collaborazione con la FAO, successivamente smembrato intorno agli anni ‘50. Nella quarta sala sono visibili le attrezzature per la produzione del pane: le impastatrici, gli attrezzi del fornaio, un banco da lavoro per impastare a mano, la ricostruzione di forni antichi e del primo ‘900. Nell’ultima sala sono esposte le “grida”, ovvero le tasse, i regolamenti e le disposizioni governative emesse nel 18° e 19° secolo, a testimonianza dell’importanza politica ed economica che da sempre hanno avuto il grano, la farina e il pane. Sono inoltre presenti composizioni di pani artistici realizzati da abili maestri panificatori.